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In allegato documento di Lorenzo Cinquepalmi, Segretario provinciale di Brescia e Responsabile nazionale PSI per i Diritti Civili

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Più si avvicina la data del voto per approvare o cancellare il progetto di riforma costituzionale del governo Renzi, si alza il tono del confronto tra favorevoli e contrari. Inevitabile, trattandosi di riformare la Costituzione in regime di democrazia.

 

Meno inevitabile, anzi inaccettabile in linea di principio, il documento-appello “Cari compagni che, sbagliando, votate SI”, lanciato in rete in questi giorni da alcuni amici e compagni.

 

Sarebbe, infatti, interessante sapere perché mai, ancor prima del voto e della proclamazione del risultato dello stesso, e a quale titolo (poteri divinatori e di previsione del futuro?) qualcuno possa definire la vittoria del SI un errore di valutazione.

 

In politica, come d’altra parte nelle vicende personali, il valore positivo o negativo di una scelta tra due possibilità, lo si valuta a posteriori, mentre a priori le diverse opzioni si soppesano, se ne analizzano le possibili conseguenze, prima di scegliere tra una delle due.

 

Questo procedimento è l’essenza stessa della democrazia, e viene definito, appunto, il metodo democratico.

 

Al di fuori di questa impostazione di un qualsiasi confronto sulle idee c’è, più o meno consapevolmente, la negazione di regole che dovrebbero essere condivise e un tentativo, abbastanza palese, di prevaricazione nei confronti di chi vorrebbe pacatamente discutere del merito dei problemi, senza togliere credito al libero pensiero di chi valuta in modo diverso.

 

A fronte di queste ricorrenti e poco “educate” diatribe interne al nostro partito, come quella della scelta tra approvare o bocciare un processo di riforma costituzionale, non si può non citare il comportamento dei capponi di Renzo. Comunque vada, la loro sorte è tragicamente segnata, eppure continuano imperterriti e inutilmente a beccarsi.

 

Se provassimo, una volta per tutte, ad individuare modalità di confronto su basi meno conflittuali al nostro interno, forse ne verrebbe qualche beneficio al partito in termini di maggiore visibilità.

 

Giancarlo Volpari

 

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In allegato il volantino ed il modulo di raccolta firme per il referendum costituzionale

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Bentrovate/i Compagne e Compagni

 

mentre ci apprestiamo a chiudere la fase organizzativa ad ottobre con il Congresso regionale, il tesseramento 2016 è una importante occasione per il punto della situazione e il rilancio della nostra presenza sul territorio dove è significativo, in alcune federazioni più che in altre ma in tutte vivace, l’impegno di quanti con generosità e intelligenza sostengono le nostre idee.

 

Anche per il 2016 dobbiamo confermare ed incrementare le adesioni nonostante la disaffezione alla politica continui a caratterizzare questo periodo di accadimenti che stanno modificando in modo straordinario lo scenario politico e sociale internazionale. Lo dobbiamo fare rinnovando le adesioni già in essere e rivolgendoci, con maggior attenzione, ai tanti che nella generale e inevitabile riorganizzazione dei Partiti possono trovare speranza nella nostra visione di futuro.

Ciò che sta succedendo a livello nazionale ed internazionale, l’esasperazione delle differenze sociali - culturali - economiche tra le persone e i popoli, confermano l’esigenza di socialismo e socialisti.

In Italia, del nostro PSI in attesa di un unico Partito Socialista Europeo.

 

Santo Consonni

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Molti interventi qualificati a favore del “no” al quesito referendario sulla legge di revisione costituzionale, che si terrà nel mese di ottobre, si richiamano al contesto politico in cui operò l’Assemblea Costituente nel 1947: grande coesione tra i partiti, senza rinnegare i rispettivi valori fondanti.

 

 Se è doveroso, nel momento in cui ci si accinge a cambiare una parte di quel testo (Parte II titolo I: Ordinamento della Repubblica – Il Parlamento), ricordarne il particolarissimo momento storico della nascita, è altrettanto dovuta una riflessione se non sarebbe una forzatura fare di quell’esaltante esperienza un modello assoluto di riferimento, nella situazione politica contingente, contrassegnata da tensioni e incapacità di individuare obiettivi comuni su cui confrontarsi apertamente e poi approntare e approvare leggi non più rinviabili.

 

Due richiami bastano a dimostrare che oggi, sulla base dei rapporti di forza tra i partiti che hanno una loro rappresentanza parlamentare, non solo siamo lontani anni luce dal clima dell’Assemblea Costituente ma, al contrario, assistiamo giorno dopo giorno alla sostituzione del confronto democratico con lo scontro di “tutti contro tutti”.

 

Il primo richiamo è alla vicenda della recente approvazione della legge sulle unioni civili. In none dell’esigenza di garantire la governabilità del Paese in un momento di difficoltà sia sul piano economico sia sociale, è stata varata una norma monca sulla pelle, è il caso di dirlo, dei bambini che ancora sono costretti a vivere negli orfanatrofi, quando fuori si manifesta grande disponibilità all’adozione.

 

Il secondo richiamo è proprio alla legge di revisione costituzionale, oggetto della consultazione referendaria del mese di ottobre prossimo. Gli aspetti positive della riforma si accompagnano a scelte indubbiamente discutibili, ma il dibattito parlamentare si è svolto in un clima opposto a quello in cui operarono i padri costituenti.

 

In tale contesto era quasi inevitabile che l’iniziativa di revisione venisse presa dal governo in carica, invece che dal Parlamento, come sarebbe d’obbligo in un regime democratico.

 

Il risultato (il ddl Boschi approvato dal Parlamento) non risponde completamente alle legittime aspettative di molti cittadini, ma è la rappresentazione di quanto si poteva ottenere nella situazione attuale dei rapporti di forza tra i partiti di governo e tra questi e le opposizioni. Su questa base l’auspicio è che un’ampia maggioranza di elettori si rechi alle urne ed esprima comunque un voto. Molto meglio se verrà sostenuta la bontà di una legge indubbiamente molto sofferta e tutt’altro che perfetta, ma pur sempre uno dei tanti passi avanti che il nostro Paese deve ancora compiere per mettere alle spalle anni di colpevole inerzia legislativa, che lo condannano spesso ad occupare gli ultimi posti nelle graduatorie europee e mondiali.

 

Giancarlo Volpari PSI