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Più si avvicina la data del voto per approvare o cancellare il progetto di riforma costituzionale del governo Renzi, si alza il tono del confronto tra favorevoli e contrari. Inevitabile, trattandosi di riformare la Costituzione in regime di democrazia.

 

Meno inevitabile, anzi inaccettabile in linea di principio, il documento-appello “Cari compagni che, sbagliando, votate SI”, lanciato in rete in questi giorni da alcuni amici e compagni.

 

Sarebbe, infatti, interessante sapere perché mai, ancor prima del voto e della proclamazione del risultato dello stesso, e a quale titolo (poteri divinatori e di previsione del futuro?) qualcuno possa definire la vittoria del SI un errore di valutazione.

 

In politica, come d’altra parte nelle vicende personali, il valore positivo o negativo di una scelta tra due possibilità, lo si valuta a posteriori, mentre a priori le diverse opzioni si soppesano, se ne analizzano le possibili conseguenze, prima di scegliere tra una delle due.

 

Questo procedimento è l’essenza stessa della democrazia, e viene definito, appunto, il metodo democratico.

 

Al di fuori di questa impostazione di un qualsiasi confronto sulle idee c’è, più o meno consapevolmente, la negazione di regole che dovrebbero essere condivise e un tentativo, abbastanza palese, di prevaricazione nei confronti di chi vorrebbe pacatamente discutere del merito dei problemi, senza togliere credito al libero pensiero di chi valuta in modo diverso.

 

A fronte di queste ricorrenti e poco “educate” diatribe interne al nostro partito, come quella della scelta tra approvare o bocciare un processo di riforma costituzionale, non si può non citare il comportamento dei capponi di Renzo. Comunque vada, la loro sorte è tragicamente segnata, eppure continuano imperterriti e inutilmente a beccarsi.

 

Se provassimo, una volta per tutte, ad individuare modalità di confronto su basi meno conflittuali al nostro interno, forse ne verrebbe qualche beneficio al partito in termini di maggiore visibilità.

 

Giancarlo Volpari