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Molti interventi qualificati a favore del “no” al quesito referendario sulla legge di revisione costituzionale, che si terrà nel mese di ottobre, si richiamano al contesto politico in cui operò l’Assemblea Costituente nel 1947: grande coesione tra i partiti, senza rinnegare i rispettivi valori fondanti.

 

 Se è doveroso, nel momento in cui ci si accinge a cambiare una parte di quel testo (Parte II titolo I: Ordinamento della Repubblica – Il Parlamento), ricordarne il particolarissimo momento storico della nascita, è altrettanto dovuta una riflessione se non sarebbe una forzatura fare di quell’esaltante esperienza un modello assoluto di riferimento, nella situazione politica contingente, contrassegnata da tensioni e incapacità di individuare obiettivi comuni su cui confrontarsi apertamente e poi approntare e approvare leggi non più rinviabili.

 

Due richiami bastano a dimostrare che oggi, sulla base dei rapporti di forza tra i partiti che hanno una loro rappresentanza parlamentare, non solo siamo lontani anni luce dal clima dell’Assemblea Costituente ma, al contrario, assistiamo giorno dopo giorno alla sostituzione del confronto democratico con lo scontro di “tutti contro tutti”.

 

Il primo richiamo è alla vicenda della recente approvazione della legge sulle unioni civili. In none dell’esigenza di garantire la governabilità del Paese in un momento di difficoltà sia sul piano economico sia sociale, è stata varata una norma monca sulla pelle, è il caso di dirlo, dei bambini che ancora sono costretti a vivere negli orfanatrofi, quando fuori si manifesta grande disponibilità all’adozione.

 

Il secondo richiamo è proprio alla legge di revisione costituzionale, oggetto della consultazione referendaria del mese di ottobre prossimo. Gli aspetti positive della riforma si accompagnano a scelte indubbiamente discutibili, ma il dibattito parlamentare si è svolto in un clima opposto a quello in cui operarono i padri costituenti.

 

In tale contesto era quasi inevitabile che l’iniziativa di revisione venisse presa dal governo in carica, invece che dal Parlamento, come sarebbe d’obbligo in un regime democratico.

 

Il risultato (il ddl Boschi approvato dal Parlamento) non risponde completamente alle legittime aspettative di molti cittadini, ma è la rappresentazione di quanto si poteva ottenere nella situazione attuale dei rapporti di forza tra i partiti di governo e tra questi e le opposizioni. Su questa base l’auspicio è che un’ampia maggioranza di elettori si rechi alle urne ed esprima comunque un voto. Molto meglio se verrà sostenuta la bontà di una legge indubbiamente molto sofferta e tutt’altro che perfetta, ma pur sempre uno dei tanti passi avanti che il nostro Paese deve ancora compiere per mettere alle spalle anni di colpevole inerzia legislativa, che lo condannano spesso ad occupare gli ultimi posti nelle graduatorie europee e mondiali.

 

Giancarlo Volpari PSI

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Commenti   

0 #1 voterò e farò votare SI al Referendum CstituzionaleGerado Antolini 2016-05-17 19:51
Non sarà. Sicuramente una riforma Costituzionale perfetta, ma è un bel passo avanti, verso la semplificazione sul bicameralismo perfetto dove le leggi spesse volte facevano diversi passaggi quasi inutili!! Il senato delle Regioni va bene. Quindi i fautori del No, se pensa a uno spirito costituente con il parlamento. di oggi sono fuori della realtà politica. Se vincesse il no, e non lo auguro agli Italiani, sarebbe sarebbe un salto mortale all'indietro micidiale per il Paese!!
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