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#Svegliatitalia, siamo in ritardo. Eravamo in ritardo qualche anno fa, quando l’Unione europea ha cominciato a bacchettarci non soltanto perché facessimo i compiti a casa, ma anche perché prevedessimo standard adeguati alla tutela dei cittadini omosessuali. Siamo in ritardo oggi, alla pubblicazione di un articolo che vuole aggiungere una voce al coro di analisi sulla questione, se ce ne fosse ancora bisogno. Saremo in ritardo sabato, quando scenderemo in piazza spinti dalla paura di perdere, ancora una volta, la lotta per i diritti delle persone LGBTI in Italia.

 

Il percorso dei diritti LGBTI nel nostro Paese ricorda quello di un allievo mediocre, in costante ritardo, ma con un episodio sporadico di buona condotta. Come in ogni storia italiana che si rispetti, infatti, i diritti LGBTI hanno fatto capolino in maniera sorprendente più di trent’anni fa, nel 1982, con una legge che permetteva alle persone transgender di cambiare sesso e di riconoscerne quello di transizione. Da allora, il nulla.

 

O quasi. Molti sono stati i tentativi di portare in Parlamento delle proposte di legge, ma queste sono state puntualmente bocciate, svuotate o dimenticate. Era dagli anni dei PACS di Romano Prodi che non si alzava lo stesso polverone mediatico.  E il 28 gennaio, finalmente, qualcosa potrebbe cambiare.

 

Il ddl Cirinnà arriverà in senato proprio fra qualche giorno, ma su cosa verteranno le discussioni? Innanzitutto, è bene chiarire che il disegno di legge non prevede soltanto le unioni civili, ma istituisce anche le convivenze di fatto, disciplinate come relazioni attenuate rispetto a un matrimonio o a un’unione civile. In secondo luogo, per chi non avesse ancora colto, l’articolo 5 del disegno di legge prevede la possibilità, per il partner, di adottare il figlio, anche adottato, dell’altro partner.

 

Duramente colpiti dall’enorme passo verso la modernità che questa legge richiederebbe, i partiti di destra, le sentinelle in piedi e i gruppi a loro legati, la Chiesa e i cosiddetti Catto-dem si sono dichiarati contrari all’articolo in questione e hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sul rischio che deriverebbe dalla legalizzazione della stepchild adoption. Le coppie di uomini omosessuali, spinte dal desiderio di paternità, potrebbero infatti recarsi all’estero per ricorrere alla maternità surrogata, pratica volgarmente nota come utero in affitto.

 

Mentre l’ala più conservatrice del Partito Democratico corre ai ripari con la redazione di emendamenti e documenti contro la stepchild adoption, mentre i reazionari richiamano le sentinelle ad alzarsi, i sostenitori del disegno di legge sulle unioni civili scendono in piazza. Noi socialisti scendiamo in piazza. Lo ricordava il Segretario del PSI Riccardo Nencini, attraverso i social network che: “oggi saremo moltissimi”.

 

Sabato 23 gennaio 2016 scendiamo in piazza per dimostrare che l’Italia è ancora in tempo per svegliarsi. Sveglia, Italia, per riconoscere giuridicamente situazioni che di fatto esistono da anni sulla nostra penisola, ma che de jure non godono di nessuna tutela. Sveglia, Italia, per evitare che alla fuga dei cervelli si aggiunga la fuga delle coppie dello stesso sesso, desiderose di sposarsi, avere figli ed esercitare il proprio diritto alla vita privata. Sveglia, Italia, per riconoscere i diritti umani e, nel farlo, dare una bella spallata alle frange omofobe e reazionarie. Sveglia Italia, per mostrare ai tuoi cittadini e all’Unione europea, che non sei soltanto brava a fare i compiti a casa, ma che la nostra può essere una buona condotta.

Marta Molino
Responsabile LGBTI Federazione Giovani Socialisti Milano