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Due giorni prima del voto sulle unioni civili, la lobby europea per i diritti LGBTI ILGA Europe ha pubblicato Rainbow Europe, il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti LGBTI in Europa. Il rapporto propone analisi dettagliate sull’indice di LGBTI-friendliness dei paesi europei e dei loro vicini, Russia inclusa: se Malta sfoggia l’88% e si piazza al primo posto,  l’Italia si classifica ultima fra i paesi dell’Unione, con un misero 20%. L’11 maggio, però, l'Italia ritardataria, conservatrice e spesso intenta a non curarsi delle esortazioni delle Corti europee, si è finalmente dotata di una legge sulle unioni civili.

 

Ventotto anni e numerosi tentativi dopo la prima proposta di legge presentata da Alma Cappiello, socialista, 76 giorni dopo il discusso voto del DDL Cirinnà al Senato, poco più di 48 ore dopo il via alle discussioni alla Camera dei Deputati, la legge è stata approvata con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Il testo riconosce ufficialmente le oltre 90.000 coppie di fatto sulla nostra penisola, sia eterosessuali che omosessuali, conferendo loro lo status di specifica formazione sociale e allo stesso tempo differenziandole dalle coppie sposate per la mancanza di qualsiasi disciplina in materia di filiazione.

 

Trattenute all’interno di una sorta di zona grigia, le coppie di persone LGBTI in Italia si ritrovavano fino ad ora in una condizione anomala: la Repubblica non riconosceva in alcun modo il loro statuto, né quindi i loro diritti e doveri, i giudici italiani ed europei conferivano loro diritti attraverso sentenze puntuali, mentre l’Unione europea, nonostante i numerosi inviti a legiferare rivolti al Parlamento italiano, non aveva alcuna competenza per contribuire all’evoluzione del nostro ordinamento giuridico. Se prima le coppie di persone LGBTI costituivano un oggetto giuridico non identificato, oggi la grande vittoria è innanzitutto quella dell’identificazione. La Repubblica ha rispettato l’articolo 3 della Costituzione, che la vincola a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo di ogni individuo e, identificando una nuova, specifica formazione sociale, ha permesso a coppie ormai giuridicamente visibili la loro effettiva partecipazione nella società.

 

A causa delle lacune in materia di filiazione questa legge è solo un primo passo, certamente, ma è da qui che ripartiamo. Le corti italiane hanno già emesso e continuano a lavorare a diverse sentenze a favore del riconoscimento dei figli all’interno delle cosiddette famiglie arcobaleno; quattro proposte di legge sono già state depositate in materia. D'altra parte, le reazioni contrarie alla legge non sono mancate, con appelli ai sindaci ad applicare una "fantasiosa - e illegittima - obiezione di coscienza" per evitare di celebrare tali unioni, ma il segretario Nencini ha risposto proponendo, "se necessario, anche […] azioni di supplenza " da parte di sindaci socialisti. L’Italia non si ferma, noi non ci fermiamo e continueremo ad appoggiare questa legge. Andiamo AVANTI, quindi, tutelando le nuove coppie come un nuovo oggetto giuridico profondamente radicato nella nostra Costituzione.

 

Marta Molino

Responsabile LGBTI PSI Bruxelles

 

 

 

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