Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Si è costituito due giorni fa a Bruxelles, il Comitato Europa per il SI, che vede protagonista anche la nostra piccola comunità presente nella capitale belga. Coordinatrice Mariagrazia Troiano. Un Comitato di larghe intese che ha un unico fine, vincere il referendum di ottobre. Un comitato che vede partecipe non solo forze politiche come la nostra, ma soprattutto cittadini italiani residenti in Belgio, che pur non essendo legati ad una bandiera politica, sono convinti quanto noi che è questa la strada da intraprendere. La sfida che ci attende è ardua e la vittoria non è scontata. Evitare derive catastrofiste e mettere il Paese nella condizione di darsi una possibilità anche grazie ad una riforma costituzionale necessaria. Perchè bisogna discutere sul merito della riforma, senza perdersi in chiacchiere da curve di stadio. E noi lo faremo! Lo faremo insieme a tutti gli italiani del Belgio, insieme al nostro Segretario Riccardo Nencini e al Presidente del Gruppo S&D Gianni Pittella. Dobbiamo dunque fare tutti uno sforzo per sostenere una riforma che ci avvicina agli standard europei e ci permette di uscire da fasi di stallo che spesso sono state figlie del bicameralismo perfetto nostrano. A questo, ci sentiamo di aggiungere un ulteriore messaggio. Il PSI Bruxelles, condivide quanto dichiarato ieri dal direttore dell'Avanti Mauro del Bue. Parafrasando Mauro: " Quando si è iscritti a un partito, per quanto piccolo esso sia, per quanto contestabile sia la sua politica e i suoi dirigenti, bisognerebbe almeno avere un sia pur larvato rispetto di qualche regola. Prima di tutto, lasciamo stare lo statuto, quella del buon senso".  Avanti allora verso il SI!

 

Simona Russo
PSI Bruxelles

 

 

 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Due giorni prima del voto sulle unioni civili, la lobby europea per i diritti LGBTI ILGA Europe ha pubblicato Rainbow Europe, il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti LGBTI in Europa. Il rapporto propone analisi dettagliate sull’indice di LGBTI-friendliness dei paesi europei e dei loro vicini, Russia inclusa: se Malta sfoggia l’88% e si piazza al primo posto,  l’Italia si classifica ultima fra i paesi dell’Unione, con un misero 20%. L’11 maggio, però, l'Italia ritardataria, conservatrice e spesso intenta a non curarsi delle esortazioni delle Corti europee, si è finalmente dotata di una legge sulle unioni civili.

 

Ventotto anni e numerosi tentativi dopo la prima proposta di legge presentata da Alma Cappiello, socialista, 76 giorni dopo il discusso voto del DDL Cirinnà al Senato, poco più di 48 ore dopo il via alle discussioni alla Camera dei Deputati, la legge è stata approvata con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Il testo riconosce ufficialmente le oltre 90.000 coppie di fatto sulla nostra penisola, sia eterosessuali che omosessuali, conferendo loro lo status di specifica formazione sociale e allo stesso tempo differenziandole dalle coppie sposate per la mancanza di qualsiasi disciplina in materia di filiazione.

 

Trattenute all’interno di una sorta di zona grigia, le coppie di persone LGBTI in Italia si ritrovavano fino ad ora in una condizione anomala: la Repubblica non riconosceva in alcun modo il loro statuto, né quindi i loro diritti e doveri, i giudici italiani ed europei conferivano loro diritti attraverso sentenze puntuali, mentre l’Unione europea, nonostante i numerosi inviti a legiferare rivolti al Parlamento italiano, non aveva alcuna competenza per contribuire all’evoluzione del nostro ordinamento giuridico. Se prima le coppie di persone LGBTI costituivano un oggetto giuridico non identificato, oggi la grande vittoria è innanzitutto quella dell’identificazione. La Repubblica ha rispettato l’articolo 3 della Costituzione, che la vincola a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo di ogni individuo e, identificando una nuova, specifica formazione sociale, ha permesso a coppie ormai giuridicamente visibili la loro effettiva partecipazione nella società.

 

A causa delle lacune in materia di filiazione questa legge è solo un primo passo, certamente, ma è da qui che ripartiamo. Le corti italiane hanno già emesso e continuano a lavorare a diverse sentenze a favore del riconoscimento dei figli all’interno delle cosiddette famiglie arcobaleno; quattro proposte di legge sono già state depositate in materia. D'altra parte, le reazioni contrarie alla legge non sono mancate, con appelli ai sindaci ad applicare una "fantasiosa - e illegittima - obiezione di coscienza" per evitare di celebrare tali unioni, ma il segretario Nencini ha risposto proponendo, "se necessario, anche […] azioni di supplenza " da parte di sindaci socialisti. L’Italia non si ferma, noi non ci fermiamo e continueremo ad appoggiare questa legge. Andiamo AVANTI, quindi, tutelando le nuove coppie come un nuovo oggetto giuridico profondamente radicato nella nostra Costituzione.

 

Marta Molino

Responsabile LGBTI PSI Bruxelles

 

 

 

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

E' di due giorni fa la notizia che Robert Fico, primo ministro slovacco, ha deciso di ricorrere contro la ricollocazione dei migranti, eludendo così i provvedimenti presi in seno al PES precedentemente.

Solo un mese fa, i partiti socialisti e social-democratici europei si riunivano a Bruxelles dopo le dure e condivisibili dichiarazioni di Gianni Pittella, Presidente del gruppo S&D al Parlamento Europeo, di voler sospendere Fico e il suo partito SMER (Socialdemocrazia) dal tavolo del PSE. Il PSI non è stato da meno nel discutere in merito alla questione. Grazie soprattutto al lavoro svolto in questi anni da Luca Cefisi.

 

Come responsabile per il PSI del “coordination team”, ossia delle riunioni di coordinamento tra tutti i partiti membri del PSE, ho preso parte al dibattito. 

 

La richiesta di Gianni Pittella di sospendere lo Smer, nasceva dall’insofferenza, a mio avviso naturale, nei confronti di quanto dichiarato dal leader di questo partito in merito alle politiche migratorie europee. Fico ha sostenuto che 'l'immigrazione di massa di musulmani, che inizierebbero a costruire moschee, non sarà tollerata', o che 'la Slovacchia è per gli Slovacchi, non per le minoranze', e ha addirittura parlato di 'restrizione delle libertà dei musulmani in Europa, equiparando i migranti ai terroristi.

E allora cosa differenzia Fico da Orban? Una delle ragioni che mi rende fiera di essere socialista, è che di fronte a coloro che non rispettano i nostri valori fondamentali, mi è stato insegnato che non si può restare in silenzio. Negli ultimi anni, il PSE sta vivendo una crisi identitaria profondissima. Uno spaccato di culture e tradizioni politiche divide l’Italia, la Francia, la Spagna, dai compagni dell’Est o da quelli del Nord-Europa. Insomma, qualcosa sta andando storto! Un partito senza leadership ha vita breve e ne ha ancora di più quando piuttosto che dettare la linea politica ci si riduce a mere manifestazioni di protocollo.

Ed è qui che la domanda sorge spontanea: “Com’è possibile che di fronte ad un messaggio politico così sbagliato come quello di Fico, i vertici del PSE siano rimasti in silenzio a guardare?”. La verità è che aveva ragione Enrique Baron, un cambiamento di rotta era ed è necessario. E Gianni Pittella arrivava al momento giusto, colmando un vuoto con la sua proposta e dando a noi tutti la possibilità di gridare forte e chiaro che il rifiuto non è una soluzione, né tantomeno lo sono i fantomatici muri che si alzano. Piuttosto, valori come responsabilità, solidarietà e integrazione, quelli sì che fanno parte della nostra storia. Questa storia che ogni giorno ci affanniamo a difendere e che è l’essenza stessa del nostro quadro di valori. Cari compagni, non conta quanto grandi o piccoli possiamo essere. Conta quello che possiamo ancora dire. Il PSI ha contribuito a costruire questo enorme contenitore che oggi è il PSE, importanti personalità del nostro partito sono state protagoniste delle principali tappe dell’integrazione europea. Un tema che oggi dovrebbe nuovamente essere affrontato. Questo è quello che il PSI ha sostenuto con forza durante la discussione, chiedendo ai compagni slovacchi di ripensarci e di ritornare sulle loro posizioni.  Spiegando che bisogna essere radicali nei principi e duttili nelle soluzioni. Non dobbiamo trovare soluzioni radicali che negano i principi stessi. La giornata si è conclusa con una proposta di monitoraggio della situazione slovacca e per il momento, di non sospendere lo SMER dal PSE. E' chiaro però, che bisognerà rivedere le varie posizioni e se il "compagno" Fico deciderà di continuare su questa strada, allora la sua appartenenza a questa famiglia politica rischia di non avere più alcun senso.

Simona Russo

Segretaria della FGS Milano

Assistente politico presso il Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo